Storia

Per costante affermazione
degli storici della nostra Provincia, i primi Frati Minori
vennero a Palermo nel 1224. Ma come tutte le altre
fondazioni della Sicilia, che risalgono ai primi tempi del
francescanesimo, anche questa di Palermo è avvolta nel
mistero. La prima notizia sicura risale al 1235, quando
Gregorio IX, il grande protettore dell'Ordine, scrisse
all'Arcivescovo di Messina, perché costringesse il clero di
Palermo a riparare i danni fatti ai frati con la distruzione
della prima fondazione, avvenuta per loro istigazione.
E già i frati si erano cominciati a rifare dalla iattura
subìta, quando una nuova ondata di odio si abbatté su di
essi e sulle loro case. Il 15 dicembre 1239 Federico II, in
rotta col papato, proibiva assolutamente la costruzione
degli edifici, che già dovevano essere a buon punto. Più
tardi il 14 aprile 1240, indispettito perché nonostante un
suo decreto di distruggere chiesa e convento si continuava
invece ad edificare, rinnovava la proibizione, assegnando
l'area, su cui stavano per sorgere gli edifici, ai suoi
favoriti. Evidentemente anche i frati, ormai senza tetto,
avranno subìto gravi persecuzioni, ma non crediamo che si
siano allontanati completamente dalla città. Solo dopo la
morte di Federico II fu possibile riprendere i lavori.
Difatti abbiamo notizia che il 30 marzo 1255 si benedisse la
prima pietra per la costruzione dell'attuale chiesa, e ciò
per interessamento del Legato Pontificio, fr. Ruffino
Gurgone da Piacenza O. Min. La costruzione, secondo la
tradizione, durò fino al 1277, ma crediamo che avrà occupato
tutto il secolo XIII e gli inizi del XIV.
La grandiosa chiesa, come fu concepita dall'ignoto
architetto e come si poteva ammirare fino al secolo XVI, era
la fusione più riuscita dell'esuberante spirito siciliano
con la nudità francescana. Di impostazione basilicale, a tre
navi, ripete nella pianta il tipo di altre chiese siciliane.
Lungo i suoi sette secoli di storia ha subìto però delle
fondamentali trasformazioni. Queste trasformazioni, causate
in gran parte dal sorgere di cappelle gentilizie,
sfigurarono l'aspetto primitivo, dando occasione ad ardite
innovazioni operate nel 1549, quando il tetto ligneo fu
sostituito con le volte a crociera. Se queste trasformazioni
da una parte sfiguravano le linee architettoniche del
monumento, dall'altra però la chiesa si arricchiva di
pregiate opere d'arte, sicché si può affermare che il
rinascimento a Palermo si maturò dentro la nostra chiesa. Di
ciò ne fanno testimonianza il portale di Francesco Laurana,
i vari portali delle cappelle dei Gagini con le loro
ammirate Madonne e il coro intagliato, superba e forse unica
opera di legno del cinquecento in Sicilia.
Col
1624 un nuovo periodo di grande splendore si apre per la
nostra chiesa. Già centro particolarmente attivo nella
diffusione del culto dell'Immacolata, da quell'anno ne
divenne quasi l'unica espressione a Palermo. Nel 1624
infatti si iniziò quella singolare funzione, di alto valore
dogmatico e francescano, del giuramento prestato dal Senato
di Palermo e dai Vicerè, che si avvicendarono a Palermo, di
difendere il privilegio dell'Immacolato Concepimento di
Maria fino allo spargimento del sangue. Tale funzione non è
venuta mai meno. Anche in tempi tristi di soppressione,
terremoto, bombardamenti, continuò ininterrotta, nonostante
lotte e tentativi di usurpazione da parte di altri Ordini
religiosi.
Dalla nostra chiesa partiva la grande processione della
"Bolla della Crociata", che tanta importanza aveva per i
suoi effetti penitenziali, a cui partecipava tutto il clero
secolare e regolare e interveniva l'arcivescovo.
Per opera del b. Matteo da Agrigento, che vi morì nel 1450,
la nostra chiesa per tutto il secolo XV divenne centro della
devozione al SS. Nome di Gesù, tanto che sulla porta
centrale venne eretta una croce gemmata riccamente ornata
col monogramma bernardiniano, che portano anche quasi tutti
i monumenti di questo periodo esistenti dentro la nostra
chiesa. In essa, come una delle maggiori di Palermo, furono
tenuti alcuni Parlamenti generali Siciliani e fin dal 1328
vi si insegnava pubblicamente teologia. Gravi pericoli
attraversò però sugli inizi del secolo XVI, quando il Senato
di Palermo chiese al Sommo Pontefice che chiesa e convento
passassero sotto l'obbedienza diretta del Ministro generale.
Il passaggio non avvenne, ma nel 1519 furono designati due
Padri come "riformatori e visitatori Generali": il P.
Leonardo Ventimiglia, e il P. Pietro Runcesa, che fecero
acquistare nuovo splendore alla chiesa e al convento.
Frattanto altre fondazioni sorgevano a Palermo: 1558, il
ritiro dei Conventuali Riformati al Monte Pellegrino; 1588,
la fondazione del convento e chiesa dell'Annunziata; 1590,
cessione ai Conventuali Riformati della chiesa di S. Lucia a
mare; 1629, acquisto da parte del convento di S. Francesco
della vicina chiesa della Madonna dei Miracoli, che rimase
sotto la sua giurisdizione.
Altra importante attività svolta a Palermo dai nostri, in
modo speciale dopo la riforma, fu l'istituzione di
Confraternite religiose. Già fin dal 1346 esisteva nella
nostra chiesa una Confraternita di Disciplinanti, la più
antica di Palermo, di cui fecero parte molti Re di Sicilia.
Nel 1484 la Compagnia di S. Giorgio, già fondata da
Sisto IV, mentre era reggente dello studio di Palermo,
otteneva dal Vicerè il riconoscimento ufficiale. Con la
Riforma nel 1575 sorse per opera del P.M. Giuseppe Mandria
la prima Compagnia in onore dell'Immacolata; nel 1595 la
Compagnia Un Maestro e un Cavaliere; nel 1564 la
Compagnia di S. Lorenzo costituita da Cordigeri
Francescani; nel 1718 la Compagnia del Porto e Riporto;
nel 1800 c. la Congregazione della Purità o della Scopa;
nel 1808 quella del Trionfo. Si aggiungano a queste
le due Congregazioni del III Ordine, che crediamo a buon
diritto le più antiche, e si può scorgere con quale
entusiasmo erano seguiti i nostri confratelli dal popolo
palermitano.
Ricordiamo infine l'opera del p. Paolo Caporella, da Napoli,
svolta a Palermo a favore dei poveri con l'istituzione del
Monte di Pietà e l'istituzione, dovuta allo stesso
Padre, della Compagnia dei Bianchi che assisteva i
condannati a morte. Non meno importante, come elemento
indicatore dell'attività religiosa dei nostri, è il
privilegio, molto raro, concesso da Sisto IV alla nostra
chiesa nel 1475 di poter esporre il Santissimo Sacramento
nel giorno del Corpus Domini e di fare processione
attorno alla chiesa per tutti i giorni dell'ottava. Questo
privilegio nel secolo XVII provocò il decreto del Senato di
Palermo per il quale la nostra chiesa soltanto poteva
celebrare le Quarant'ore circolari rifiutate dalle altre.
Nel 1625, periodo di maggior splendore dei francescani a
Palermo, attuandosi un sogno molto caro al cuore di tutti i
francescani, S. Francesco veniva costituito patrono di
Palermo.
Questa
gloria molto spesso però fu provata da gravi incidenti
dovuti a terremoti e a incendi. Il terremoto più terribile
per la nostra chiesa fu quello del 1823 che lesionò le volte
a crociera, tanto che dovettero essere abbattute per dar
luogo alla volta a botte che si ammirava prima dei
bombardamenti. La demolizione delle volte suggerì l'idea di
trasformare tutto l'aspetto della chiesa dandole
un'intonazione neoclassica. Le pareti e le volte così
rifatte però si arricchivano delle pitture del p. Pasquale
Sarullo che ne fu per lunghi anni Rettore.
Trepidi momenti si attraversarono quando la bufera del 1866
si abbatté sui frati, disperdendoli e spogliandoli del
patrimonio artistico e religioso accumulato per tanti anni.
Solo la bontà e la forza del p. Sarullo ottennero il meno
male. I nostri restarono ad ufficiare la Basilica, dovendo
rassegnarsi però ad abbandonare il grandioso convento per
l'umile e disagiato corridoio dove sorgeva il Noviziato. Nel
1874 si iniziarono i lavori di restauro della facciata col
suo artistico portale, a cui si diedero le antiche splendide
linee. Nuovo splendore acquistò la nostra chiesa quando nel
1924, in occasione del settecentenario della venuta dei
frati a Palermo fu dichiarata Basilica. Da allora in poi, in
modo speciale per la coronazione del Simulacro d'argento
dell'Immacolata, avvenuta nel 1931, sotto l'impulso e per
l'opera del P.M. Girolamo Giardina, la grande Basilica
divenne una delle mete religiose più cercate dai fedeli.
Ma l'1 marzo 1943 e più ancora il 19 maggio dello stesso
anno, la bella Basilica si accasciava bersagliata dalle
bombe americane. Subito dopo la cessazione delle ostilità in
Sicilia, in mezzo a difficoltà inaudite, cominciò la ripresa
officiando temporaneamente la vicina chiesetta dell'lmmacolatella,
con la speranza e con l'ansia più viva di ritornare al più
presto alla vetusta madre ringiovanita.
Accanto alla chiesa non meno glorioso fu il convento, che
vide passare nelle sue celle tanti uomini illustri per
santità e per dottrina. La prima costruzione certamente era
ben povera e comprendeva solo l'ala orientale. Ivi visse il
b. Giovanni Buca (m. 1355), e il
b. Gerardo Cagnoli, che
nell'umile ufficio di portinaio meritò la gloria dei beati
nel cielo.
Nel secolo XV avendo ceduto parte di questi locali alla
facoltosa e fiorente colonia dei Genovesi esistente a
Palermo per impiantarvi un oratorio, fu necessario edificare
il nuovo braccio settentrionale. Sulla fine del secolo XVI
Domenico Gagini vi costruiva un artistico chiostro con
colonne marmoree, oggi scomparso.
Centro di attività intellettuale, fu sede di uno Studio
Generale di Teologia ove fra gli altri, insegnarono il PM.
Francesco della Rovere (poi Sommo Pontefice col nome di
Sisto IV), e il PM. Filippo Gesualdi, Ministro generale
dell'Ordine.
Lungo il secolo XVIII si arricchì dell'ala meridionale,
mentre veniva prolungata l'ala settentrionale, e costruito
il Noviziato, dove oggi risiedono i frati.
Queste costruzioni grandiose furono però il peggiore nemico
del convento esponendolo alla cupidigia del Governo
Borbonico prima e di quello Italiano poi. Difatti fu adibito
molto frequentemente per l'alloggio e ospedale delle truppe
borboniche e nel 1848 vi si riunirono le Camere del
Parlamento Siciliano.
Il 18 ottobre 1863 si iniziò la via dolorosa che doveva
portare all'abbandono del convento. Occupato in un primo
tempo dai soldati, nel 1865 fu destinato a Corte di Assise e
nel 1866 tutti i religiosi furono costretti ad abbandonarlo
totalmente.
Alcuni
grandi locali sono attualmente occupati dall'Archivio
storico Comunale. Mentre altri sono sede della
Biblioteca
Francescana, della Pinacoteca della nostra Provincia e
dell'Officina
di studi medievali: un'associazione culturale che ha
sede presso la Basilica di S. Francesco d'Assisi di Palermo
con una fisionomia giuridica autonoma ma legata alla
Provincia religiosa dei Frati Minori Conventuali, operante
in sintonia con la Biblioteca Francescana. L'Officina
promuove lo studio del Medioevo specialmente siciliano a
livello interdisciplinare. Pubblica la rivista scientifica
Schede medievali, la collana Franciscana che mira a
studiare i rapporti tra francescanesimo e cultura in Sicilia
e annualmente ha organizzato un Colloquio medievale, la
Settimana residenziale di studi medievali e occasionalmente
anche delle mostre all'estero, oltre a vari convegni anche
di carattere francescano.
Il convento di san Francesco è stato dal 1957 al 1967 sede
del collegio per i chierici teologi della Provincia. Dopo un
periodo di stasi, nel 1975, si è riaperto il collegio per i
postulanti, ai quali successivamente si sono aggiunti i
postnovizi. Nel 1989 è ritornato ad essere nuovamente sede
del postnoviziato della Provincia mentre il postulato si è
trasferito nel convento del S. Cuore alla Noce di Palermo.
Recentemente, del complesso san Francesco fanno parte anche
i locali della rettoria della chiesa di san Nicolò lo Reale,
adibita a foresteria della
Curia Provinciale.
Oltre ai ricordati,
b. Gerardo Cagnoli e b. Giovanni Buca,
vissero in questo convento il ven. fr. Stefano Fossati, fr.
Domenico Lo Verme, il p. Sarullo, il p. Falzone ecc. Da
questo convento 21 religiosi furono assunti alla carica di
Ministro provinciale. Attualmente è sede legale della
Curia provinciale.
Bibliografìa
F. Rotolo, La Basilica
di S. Francesco d'Assisi in Palermo, Palermo 1952.
-La vicenda culturale nel convento di S. Francesco di
Palermo, in "La Biblioteca francescana di Palermo a cura di
Diego Ciccarelli", Palenno (s.d.),pp.II-157.
-La cappella dell'Immacolata nella Basilica di S. Francesco
a Palermo, Palermo 1998. |