Palermo
   Convento San Francesco d'Assisi
 

 

Convento - Parrocchia - Basilica Minore
San Francesco d'Assisi

Via del Parlamento, 32
90133 Palermo

Tel/fax: 091/6162819 (convento)
Tel/fax: 091/582370 (parrocchia)

e.mail: basilicasanfrancesco@libero.it

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  Frati della comunità
 

  Guardiano
 
  fr. Fedele Fiasconaro 
 
II mandato

  Parroco

 

  Altri frati
 

  fr. Giambattista Spoto
  fr. Settimo Suriano
  fr. Filippo Rotolo
  fr. Diego Ciccarelli
  fr. Vincenzo Seidita
  fr. Salvatore Corsaro
  fr. Domenico Ficarotta
 
 
 

Storia
 

Per costante affermazione degli storici della nostra Provincia, i primi Frati Minori vennero a Palermo nel 1224. Ma come tutte le altre fondazioni della Sicilia, che risalgono ai primi tempi del francescanesimo, anche questa di Palermo è avvolta nel mistero. La prima notizia sicura risale al 1235, quando Gregorio IX, il grande protettore dell'Ordine, scrisse all'Arcivescovo di Messina, perché costringesse il clero di Palermo a riparare i danni fatti ai frati con la distruzione della prima fondazione, avvenuta per loro istigazione.

E già i frati si erano cominciati a rifare dalla iattura subìta, quando una nuova ondata di odio si abbatté su di essi e sulle loro case. Il 15 dicembre 1239 Federico II, in rotta col papato, proibiva assolutamente la costruzione degli edifici, che già dovevano essere a buon punto. Più tardi il 14 aprile 1240, indispettito perché nonostante un suo decreto di distruggere chiesa e convento si continuava invece ad edificare, rinnovava la proibizione, assegnando l'area, su cui stavano per sorgere gli edifici, ai suoi favoriti. Evidentemente anche i frati, ormai senza tetto, avranno subìto gravi persecuzioni, ma non crediamo che si siano allontanati completamente dalla città. Solo dopo la morte di Federico II fu possibile riprendere i lavori. Difatti abbiamo notizia che il 30 marzo 1255 si benedisse la prima pietra per la costruzione dell'attuale chiesa, e ciò per interessamento del Legato Pontificio, fr. Ruffino Gurgone da Piacenza O. Min. La costruzione, secondo la tradizione, durò fino al 1277, ma crediamo che avrà occupato tutto il secolo XIII e gli inizi del XIV.

La grandiosa chiesa, come fu concepita dall'ignoto architetto e come si poteva ammirare fino al secolo XVI, era la fusione più riuscita dell'esuberante spirito siciliano con la nudità francescana. Di impostazione basilicale, a tre navi, ripete nella pianta il tipo di altre chiese siciliane. Lungo i suoi sette secoli di storia ha subìto però delle fondamentali trasformazioni. Queste trasformazioni, causate in gran parte dal sorgere di cappelle gentilizie, sfigurarono l'aspetto primitivo, dando occasione ad ardite innovazioni operate nel 1549, quando il tetto ligneo fu sostituito con le volte a crociera. Se queste trasformazioni da una parte sfiguravano le linee architettoniche del monumento, dall'altra però la chiesa si arricchiva di pregiate opere d'arte, sicché si può affermare che il rinascimento a Palermo si maturò dentro la nostra chiesa. Di ciò ne fanno testimonianza il portale di Francesco Laurana, i vari portali delle cappelle dei Gagini con le loro ammirate Madonne e il coro intagliato, superba e forse unica opera di legno del cinquecento in Sicilia.

Col 1624 un nuovo periodo di grande splendore si apre per la nostra chiesa. Già centro particolarmente attivo nella diffusione del culto dell'Immacolata, da quell'anno ne divenne quasi l'unica espressione a Palermo. Nel 1624 infatti si iniziò quella singolare funzione, di alto valore dogmatico e francescano, del giuramento prestato dal Senato di Palermo e dai Vicerè, che si avvicendarono a Palermo, di difendere il privilegio dell'Immacolato Concepimento di Maria fino allo spargimento del sangue. Tale funzione non è venuta mai meno. Anche in tempi tristi di soppressione, terremoto, bombardamenti, continuò ininterrotta, nonostante lotte e tentativi di usurpazione da parte di altri Ordini religiosi.
Dalla nostra chiesa partiva la grande processione della "Bolla della Crociata", che tanta importanza aveva per i suoi effetti penitenziali, a cui partecipava tutto il clero secolare e regolare e interveniva l'arcivescovo.

Per opera del b. Matteo da Agrigento, che vi morì nel 1450, la nostra chiesa per tutto il secolo XV divenne centro della devozione al SS. Nome di Gesù, tanto che sulla porta centrale venne eretta una croce gemmata riccamente ornata col monogramma bernardiniano, che portano anche quasi tutti i monumenti di questo periodo esistenti dentro la nostra chiesa. In essa, come una delle maggiori di Palermo, furono tenuti alcuni Parlamenti generali Siciliani e fin dal 1328 vi si insegnava pubblicamente teologia. Gravi pericoli attraversò però sugli inizi del secolo XVI, quando il Senato di Palermo chiese al Sommo Pontefice che chiesa e convento passassero sotto l'obbedienza diretta del Ministro generale. Il passaggio non avvenne, ma nel 1519 furono designati due Padri come "riformatori e visitatori Generali": il P. Leonardo Ventimiglia, e il P. Pietro Runcesa, che fecero acquistare nuovo splendore alla chiesa e al convento.

Frattanto altre fondazioni sorgevano a Palermo: 1558, il ritiro dei Conventuali Riformati al Monte Pellegrino; 1588, la fondazione del convento e chiesa dell'Annunziata; 1590, cessione ai Conventuali Riformati della chiesa di S. Lucia a mare; 1629, acquisto da parte del convento di S. Francesco della vicina chiesa della Madonna dei Miracoli, che rimase sotto la sua giurisdizione.

Altra importante attività svolta a Palermo dai nostri, in modo speciale dopo la riforma, fu l'istituzione di Confraternite religiose. Già fin dal 1346 esisteva nella nostra chiesa una Confraternita di Disciplinanti, la più antica di Palermo, di cui fecero parte molti Re di Sicilia. Nel 1484 la Compagnia di S. Giorgio, già fondata da Sisto IV, mentre era reggente dello studio di Palermo, otteneva dal Vicerè il riconoscimento ufficiale. Con la Riforma nel 1575 sorse per opera del P.M. Giuseppe Mandria la prima Compagnia in onore dell'Immacolata; nel 1595 la Compagnia Un Maestro e un Cavaliere; nel 1564 la Compagnia di S. Lorenzo costituita da Cordigeri Francescani; nel 1718 la Compagnia del Porto e Riporto; nel 1800 c. la Congregazione della Purità o della Scopa; nel 1808 quella del Trionfo. Si aggiungano a queste le due Congregazioni del III Ordine, che crediamo a buon diritto le più antiche, e si può scorgere con quale entusiasmo erano seguiti i nostri confratelli dal popolo palermitano.

Ricordiamo infine l'opera del p. Paolo Caporella, da Napoli, svolta a Palermo a favore dei poveri con l'istituzione del Monte di Pietà e l'istituzione, dovuta allo stesso Padre, della Compagnia dei Bianchi che assisteva i condannati a morte. Non meno importante, come elemento indicatore dell'attività religiosa dei nostri, è il privilegio, molto raro, concesso da Sisto IV alla nostra chiesa nel 1475 di poter esporre il Santissimo Sacramento nel giorno del Corpus Domini e di fare processione attorno alla chiesa per tutti i giorni dell'ottava. Questo privilegio nel secolo XVII provocò il decreto del Senato di Palermo per il quale la nostra chiesa soltanto poteva celebrare le Quarant'ore circolari rifiutate dalle altre. Nel 1625, periodo di maggior splendore dei francescani a Palermo, attuandosi un sogno molto caro al cuore di tutti i francescani, S. Francesco veniva costituito patrono di Palermo.

Questa gloria molto spesso però fu provata da gravi incidenti dovuti a terremoti e a incendi. Il terremoto più terribile per la nostra chiesa fu quello del 1823 che lesionò le volte a crociera, tanto che dovettero essere abbattute per dar luogo alla volta a botte che si ammirava prima dei bombardamenti. La demolizione delle volte suggerì l'idea di trasformare tutto l'aspetto della chiesa dandole un'intonazione neoclassica. Le pareti e le volte così rifatte però si arricchivano delle pitture del p. Pasquale Sarullo che ne fu per lunghi anni Rettore.

Trepidi momenti si attraversarono quando la bufera del 1866 si abbatté sui frati, disperdendoli e spogliandoli del patrimonio artistico e religioso accumulato per tanti anni. Solo la bontà e la forza del p. Sarullo ottennero il meno male. I nostri restarono ad ufficiare la Basilica, dovendo rassegnarsi però ad abbandonare il grandioso convento per l'umile e disagiato corridoio dove sorgeva il Noviziato. Nel 1874 si iniziarono i lavori di restauro della facciata col suo artistico portale, a cui si diedero le antiche splendide linee. Nuovo splendore acquistò la nostra chiesa quando nel 1924, in occasione del settecentenario della venuta dei frati a Palermo fu dichiarata Basilica. Da allora in poi, in modo speciale per la coronazione del Simulacro d'argento dell'Immacolata, avvenuta nel 1931, sotto l'impulso e per l'opera del P.M. Girolamo Giardina, la grande Basilica divenne una delle mete religiose più cercate dai fedeli.

Ma l'1 marzo 1943 e più ancora il 19 maggio dello stesso anno, la bella Basilica si accasciava bersagliata dalle bombe americane. Subito dopo la cessazione delle ostilità in Sicilia, in mezzo a difficoltà inaudite, cominciò la ripresa officiando temporaneamente la vicina chiesetta dell'lmmacolatella, con la speranza e con l'ansia più viva di ritornare al più presto alla vetusta madre ringiovanita.

Accanto alla chiesa non meno glorioso fu il convento, che vide passare nelle sue celle tanti uomini illustri per santità e per dottrina. La prima costruzione certamente era ben povera e comprendeva solo l'ala orientale. Ivi visse il b. Giovanni Buca (m. 1355), e il b. Gerardo Cagnoli, che nell'umile ufficio di portinaio meritò la gloria dei beati nel cielo.

Nel secolo XV avendo ceduto parte di questi locali alla facoltosa e fiorente colonia dei Genovesi esistente a Palermo per impiantarvi un oratorio, fu necessario edificare il nuovo braccio settentrionale. Sulla fine del secolo XVI Domenico Gagini vi costruiva un artistico chiostro con colonne marmoree, oggi scomparso.

Centro di attività intellettuale, fu sede di uno Studio Generale di Teologia ove fra gli altri, insegnarono il PM. Francesco della Rovere (poi Sommo Pontefice col nome di Sisto IV), e il PM. Filippo Gesualdi, Ministro generale dell'Ordine.
Lungo il secolo XVIII si arricchì dell'ala meridionale, mentre veniva prolungata l'ala settentrionale, e costruito il Noviziato, dove oggi risiedono i frati.

Queste costruzioni grandiose furono però il peggiore nemico del convento esponendolo alla cupidigia del Governo Borbonico prima e di quello Italiano poi. Difatti fu adibito molto frequentemente per l'alloggio e ospedale delle truppe borboniche e nel 1848 vi si riunirono le Camere del Parlamento Siciliano.
Il 18 ottobre 1863 si iniziò la via dolorosa che doveva portare all'abbandono del convento. Occupato in un primo tempo dai soldati, nel 1865 fu destinato a Corte di Assise e nel 1866 tutti i religiosi furono costretti ad abbandonarlo totalmente.

Alcuni grandi locali sono attualmente occupati dall'Archivio storico Comunale. Mentre altri sono sede della Biblioteca Francescana, della Pinacoteca della nostra Provincia e dell'Officina di studi medievali: un'associazione culturale che ha sede presso la Basilica di S. Francesco d'Assisi di Palermo con una fisionomia giuridica autonoma.

Il convento di san Francesco è stato dal 1957 al 1967 sede del collegio per i chierici teologi della Provincia. Dopo un periodo di stasi, nel 1975, si è riaperto il collegio per i postulanti, ai quali successivamente si sono aggiunti i postnovizi. Nel 1989 è ritornato ad essere nuovamente sede del postnoviziato della Provincia mentre il postulato si è trasferito nel convento del S. Cuore alla Noce di Palermo.

Recentemente, del complesso san Francesco fanno parte anche i locali della rettoria della chiesa di san Nicolò lo Reale, adibita a foresteria della Curia provinciale.

Oltre ai ricordati, b. Gerardo Cagnoli e b. Giovanni Buca, vissero in questo convento il ven. fr. Stefano Fossati, fr. Domenico Lo Verme, il p. Sarullo, il p. Falzone ecc. Da questo convento 21 religiosi furono assunti alla carica di Ministro provinciale. Attualmente è sede legale della Curia provinciale.


Bibliografìa
F. Rotolo, La Basilica di S. Francesco d'Assisi in Palermo, Palermo 1952.
- La vicenda culturale nel convento di S. Francesco di Palermo, in "La Biblioteca francescana di Palermo" a cura di Diego Ciccarelli, Palermo (s.d.), pp.II-157.
- La cappella dell'Immacolata nella Basilica di S. Francesco a Palermo, Palermo 1998.

 

 

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